{"id":164,"date":"2007-09-11T19:50:51","date_gmt":"2007-09-11T17:50:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aureliomisiti.it\/?p=164"},"modified":"2007-09-11T19:50:51","modified_gmt":"2007-09-11T17:50:51","slug":"alitalia-trovare-soluzioni-non-ambigue-seguendo-le-ferree-leggi-del-mercato","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.procalabria.it\/?p=164","title":{"rendered":"Alitalia, trovare soluzioni non ambigue seguendo le ferree leggi del mercato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>C&#8217;\u00e8 il rischio di divenire il ramo regionale di una delle compagnie europee pi\u00f9 forti<br \/>\n<\/strong><\/em><em>Gazzetta del Sud<\/em><br \/>\nLa storia della nostra Compagnia di bandiera ALITALIA affonda le sue radici nelle ceneri della sconfitta nella seconda guerra mondiale. Nel nostro Paese, tra le due guerre , lo sviluppo della scienza e della tecnologia aeronautiche aveva preparato le basi culturali al settore grazie al lavoro di scienziati e tecnici di altissimo valore internazionale. La Scuola di ingegneria aeronautica oggi aerospaziale di Roma ha avuto tra i propri docenti i proff. Gaetano e Luigi Crocco e pi\u00f9 recentemente Luigi Broglio, mentre a Napoli insegnava e operava il prof. Umberto Nobile.<!--more--> Essi hanno tracciato il solco profondo del volo moderno, attraverso risultati utilizzati (formula di Crocco e la bilancia di Broglio) in USA e nel mondo per il progresso dell\u2019aeronautica e della scienza spaziale. Un tale background, nel secondo dopoguerra, ha consentito all\u2019Italia di avere nove societ\u00e0 aeree in grado di svolgere il servizio di linea tra l\u2019Italia e le Americhe, in particolare l\u2019America meridionale, con uno scalo tecnico nell\u2019\u201cIsola del sale, in pieno Oceano Atlantico\u201d.<br \/>\nSolo gli Usa riuscivano a fornire servizi simili.<br \/>\nParallelamente nel campo aerospaziale, per merito del gruppo Broglio, siamo stati a lungo l\u2019unico paese che, per soli fini pacifici, eravamo in grado di lanciare missili con satelliti scientifici da una piattaforma mobile, posta a Malindi in Kenia, dei cui risultati hanno beneficiato i Paesi pi\u00f9 avanzati, compresi gli Americani e i Sovietici.<br \/>\nNegli ultimi trent\u2019 anni si \u00e8 per\u00f2 verificata una deriva, che ha coinvolto e travolto due settori essenziali della civilt\u00e0 moderna, riducendo quello spaziale a modeste, seppure importanti, societ\u00e0 di supporto all\u2019Ente Spaziale Europeo e Americano nonch\u00e8 all\u2019addestramento di qualche astronauta, mentre quello aereo ad una Compagnia di medie dimensioni.<br \/>\nInfatti, fino agli anni ottanta, i nostri piloti e i nostri aerei appartenevano ad una prestigiosa Compagnia l\u2019Alitalia, erede delle nove precedenti societ\u00e0, apprezzata per la seriet\u00e0 e la preparazione del suo personale. Occupava la 5\u00aa o la 6\u00aa posizione nel mondo e si confrontava alla pari e spesso dall\u2019alto con le compagnie di bandiera di Germania, Francia e Inghilterra.<br \/>\nOggi l\u2019Alitalia \u00e8 una media Compagnia, dalle dimensioni di quelle di paesi come il Portogallo e la Grecia. Perch\u00e9?<br \/>\nLa causa principale va ricercata nella mancanza di orgoglio nazionale della nostra classe dirigente, a partire dagli anni ottanta. l\u2019Italia si \u00e8 trovata impreparata ad affrontare una privatizzazione imposta dall\u2019Europa senza premunirsi con un rafforzamento preventivo della sua Compagnia di bandiera.<br \/>\nI francesi, invece, prima di privatizzare hanno immesso nella Compagnia l\u2019equivalente di 10 miliardi di euro, hanno scelto come unico hub l\u2019aeroporto Charles de Gaulle, destinando Haurly totalmente ai voli interni e di oltremare. British e Lufthansa hanno fatto altrettanto.<br \/>\nL\u2019Italia invece non ha programmato nulla e ha sub\u00ecto i dictat di un Kynnok, ex consulente British, impegnato a ridimensionare Alitalia, imponendo la messa a terra di 20 aeromobili, impedendo di attingere a fondi pubblici se non per sopravvivere. Il Governo italiano ha accettato di ampliare Malpensa senza pretendere la chiusura agli stranieri di Linate.<br \/>\nColoro che oggi pensano di risolvere il problema con il campanilismo di Roma o Milano continuano imperterriti a commettere lo stesso errore.<br \/>\nItalia, Germania, Francia e Inghilterra hanno un mercato di passeggeri e merci molto simile eppure i passeggeri e le merci che passano per gli aeroporti di Parigi, Francoforte o Londra sono almeno il doppio di quelli dell\u2019insieme Malpensa-Fiumicino.<br \/>\nCosa volete che importi al passeggero di Verona, di Torino o di Milano se parte da Linate o da Caselle per Parigi, Francoforte o Londra; perch\u00e8 dovrebbe prendere Alitalia e recarsi a Malpensa? egli sceglie Air France, Lufthansa o British che possono usare Linate e gli altri aeroporti padani. Il problema quindi \u00e8 molto complesso .<br \/>\nMolti ritengono che nel prossimo ventennio Stati Uniti, Europa e Asia avranno solo due o tre compagnie internazionali ciascuno.<br \/>\nAllo stato non c\u2019\u00e8 scampo, diverremo un ramo regionale di una delle due o tre compagnie europee; a meno che non recuperiamo in fretta, come siamo abituati a fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">on. <strong>Aurelio Misiti<\/strong><br \/>\ndeputato di Italia dei Valori<br \/>\nwww.aureliomisiti.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 il rischio di divenire il ramo regionale di una delle compagnie europee pi\u00f9 forti Gazzetta del Sud La storia della nostra Compagnia di bandiera ALITALIA affonda le sue radici nelle ceneri della sconfitta nella seconda guerra mondiale. 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