Mozione concernente interventi per la difesa del suolo presentata dall’On. Misiti

La Camera,
premesso che:
il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, certifica che: circa il 10 per cento del territorio nazionale risulta a rischio alluvione, frane e valanghe; i due terzi delle aree esposte a rischio sono ubicati nei centri urbani,
nelle infrastrutture e nelle aree produttive; l’89 per cento dei comuni sono soggetti a rischio idrogeologico; 5,8 milioni di italiani sono interessati da questo rischio;
negli ultimi sessanta anni l’Italia è stata ampiamente urbanizzata e antropizzata, con una densità media di 189 abitanti per chilometro quadrato, con stravolgimenti irreversibili degli ecosistemi;
si registra l’assenza di una moderna pianificazione territoriale da parte degli enti di gestione del territorio, che, di fatto, utilizzano gli oneri di urbanizzazione per finanziare i bilanci comunali;
la pratica dell’abusivismo sfrenato in diverse regioni del Paese, insieme a piani regolatori obsoleti, che consentono agli amministratori di concedere licenze edilizie in siti a rischio idrogeologico elevato, rende fragile il territorio italiano, che, in presenza di eventi naturali come piogge intense e durature o terremoti di magnitudo modesta, porta a gravissimi episodi distruttivi di persone e cose;
le risorse finanziarie disponibili per il territorio sono sempre più assorbite dall’emergenza e non coprono i necessari investimenti di prevenzione, tanto è vero che negli ultimi venti anni sono stati spesi circa 52 miliardi di euro per il dissesto idrogeologico e soltanto 2 miliardi di euro per la prevenzione;
per i terremoti, negli ultimi 30 anni, vi sono stati investimenti di circa 161 miliardi di euro per coprire i danni, mentre per gli adeguamenti sismici delle strutture e delle infrastrutture esistenti gli stanziamenti nei bilanci dello Stato e delle regioni sono irrisori;
il piano straordinario per la prevenzione del rischio idrogeologico, previsto dalla legge finanziaria per il 2010, che ha assegnato al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare fondi per le aree sottoutilizzate per 1 miliardo di euro, non ha dato alcun risultato concreto, anche perché si è dovuto far ricorso a parte di questi fondi per le emergenze alluvionali in Liguria, Toscana, Veneto, Emilia-Romagna, Sicilia e Campania,

impegna il Governo:

a coordinare, nell’ambito delle proprie competenze, l’attuazione delle direttive europee in materia e, nello specifico, i principi in esse contenuti, attraverso l’assunzione di iniziative, anche di natura amministrativa, che portino ad una riorganizzazione e ad un coordinamento dei vari livelli di governance, eliminando le sovrapposizioni di competenze attualmente esistenti;
ad assumere le iniziative di competenza volte al completamento dei piani di bacino distrettuali e all’approvazione di piani di gestione idrografica ai fini di raggiungere gli obiettivi previsti dalla direttiva n. 2000/60/CE;
ad assumere iniziative, anche normative, volte a finanziare un piano straordinario di manutenzione del territorio e dei corsi d’acqua, di concerto con le regioni interessate, derogando, ove possibile, ai vincoli imposti dal patto di stabilità e nel rispetto degli accordi di programma sottoscritti con le regioni, finalizzati a ridurre il livello di rischio idrogeologico.
(1-00886)
«Misiti, Fallica, Grimaldi, Iapicca, Miccichè, Pugliese, Soglia, Stagno d’Alcontres, Terranova, Mario Pepe (MistoR-A)».



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