Da Roma a Catania in tre ore e mezza, l’utopia che può diventare realtà

da l’ecodelsud.it  – 17/10/2026

Opinioni di Aurelio Misiti

Da Roma a Catania in 3 ore e mezza, l’utopia che può diventare realtà

L’obiettivo che nel 2015 ci siamo dati nella sede italiana dell’Ue, e cioè la costituzione della Macroregione europea del Mediterraneo centro occidentale, non è stato raggiunto nonostante l’impegno costante del presidente dell’Associazione Europa Mediterraneo, che in questi 11 anni ha coinvolto i vari governi italiani e le regioni interessate.

E’ forse necessario modificare quindi l’approccio: finora abbiamo puntato a sollecitare i governanti a realizzare in sede europea la Macroregione, già operativa in altri lati del Continente, mentre dovremmo ripartire dalle necessità dei cittadini siciliani e delle altre regioni meridionali per rendere più percepibile il traguardo finale.

L’Associazione allora dovrebbe dotarsi di una piattaforma concreta che nel guardare appunto a tali bisogni, indichi due punti fondamentali: ridurre le disuguaglianze sociali, economiche e territoriali presenti in Italia; dotare il Paese di un “secondo motore” posto al Sud per consentire al sistema Italia di funzionare come effettivo e potente organismo unitario, a vantaggio della stessa Europa.

E per ottenere il risultato mi pare necessario superare due grosse anomalie, una in Calabria, l’altra in Sicilia che frenano il progresso al Sud: in Calabria vanno superati gli effetti della ‘rivolta di Reggio’ per il capoluogo; in Sicilia l’applicazione letterale dell’autonomia siciliana, che nella pratica è stata quasi abbandonata.

Dunque unire le due città metropolitane di Messina e Reggio, con l’istituzione della città metropolitana dello Stretto: da realizzare con legge costituzionale, con poteri simili a ‘Roma Capitale’. La Città metropolitana diventerebbe capitale del Mediterraneo con oltre un milione di abitanti, potendo vantare un territorio che abbraccia il porto di Gioia Tauro, l’Aeroporto dello Stretto, l’Aspromonte, Taormina, Isole Eolie, Milazzo.

Si perderebbero due province ma si darebbe vita a una Città, capace di legiferare al pari di una Regione.

La Zes unica poi da utilizzare per l’incremento dei due porti principali di Gioia Tauro e di Augusta, che opportunamente ristrutturati, possono rilanciare l’economia di tutto il Sud.

Gioia Tauro ha un porto di grande rilievo regionale, gestito dalla più grande compagnia di navigazione del mondo MSC di Aponte, e con il suo retroporto di 400 ettari di spazio pubblico ha potenzialità concorrenziali con Rotterdam.

Augusta può diventare un hub fondamentale per fare da ponte verso lo Ionio e l’Adriatico fino a Trieste che si è attrezzato alla bisogna; stessa cosa con Genova come terminal tirrenico.

 

I due mari sono mari di scambio, le convenzioni dei due porti con le università meridionali consentirebbero ai giovani laureati di ottenere terreni e finanziamenti per le loro start up e spin off, evitando che a tassi scontati le loro invenzioni finiscano al Nord Italia e in Europa.

In questo scenario acquisterebbero rilievo le città di Palermo e il suo porto, Catania con la sua università e così tanti luoghi turistici delle due regioni. Le Università e i centri di ricerca di Napoli, Palermo, Bari e Catanzaro diventerebbero le protagoniste del progresso.

Il rilievo di una grande Città capitale del Mediterraneo, richiama e impegna migliaia di giovani, sarebbe riferimento di attrazione per la gioventù studiosa del mondo e in particolare dell’Africa.

Con le nuove tecnologie e con una accorta politica di fiscalità di vantaggio, si valorizzerebbero anche zone attualmente trascurate.

Il porto di Augusta grazie ai suoi fondali naturali di 30 metri, un unicum nel quadro della portualità mediterranea, occupa una posizione ideale per giocare un ruolo centrale nel quadro del southern range grazie a vari fattori: gli ampi spazi retrostanti, funzionali ad assicurare un servizio logistico e polifunzionale ottimale per accessibilità ed efficienza; la prossimità a sud di Siracusa e a nord di Catania con interporto e aeroporto; rinnovo della mobilità su ferro e su gomma, potendo così fungere da perfetto centro di sistema della portualità ionica, estesa sull’arco che va da Pozzallo a Taranto, ideale imbuto primario di accoglienza dell’intero Mediterraneo, per i traffici e gli scambi marittimi intercontinentali, provenienti da Suez, Gibilterra e Dardanelli-Bosforo.

Il polo Catania-Augusta potrà altresì svolgere la funzione di porto capofila del sistema delle autostrade del mare, sui due corridoi costieri.

Sul piano del progetto urbanistico territoriale, in riferimento alla riqualificazione, all’ammodernamento e al potenziamento di Augusta come porto hub del Mediterraneo, quattro sono le principali questioni da affrontare e definire:

la relazione con la base originaria da cui la storia del luogo ha preso inizio: l’antichità greco e romana; la riappropriazione (risanamento, innovazione e sviluppo) della dimensione industriale produttiva del territorio; l’inserimento del valore delle coste e la salvaguardia della biodiversità delle acque, nell’ambito della nuova infrastrutturazione portuale; la nuova configurazione complessiva urbana e territoriale che dovrà assumere quel tratto di costa da Catania a Siracusa per supportare e integrare organicamente la nuova funzione strategica del porto hub del Mediterraneo.

Quanto alla ridefinizione della mobilità su grande scala: collegare la Sicilia all’Italia e ricongiungere Nord e Sud del Paese con due percorsi di pressoché equivalente durata (“3 ore e 10’ da Roma a Milano” e “3 ore e 30’ da Roma a Catania”) significa puntare ad un equilibrio complessivo territoriale italiano totalmente nuovo, a lungo auspicato e perfettamente conseguibile sul piano tecnico.

Quindi estensione e rafforzamento della Rete di mobilità da e per l’Italia Continentale, realizzata in altri ambiti europei (fra Parigi e la regione Provenza-Costa Azzurra; connessioni fra Madrid e Siviglia, che hanno segnato il grande rilancio dell’Andalusia).

A tale scopo sarà necessario in primis concentrarsi sulle due “tratte” del percorso, che contengono i due “fuochi critici” della Linea Roma-Catania, dove ottenere il collegamento veloce, continuo, sostenibile, stabile, sicuro e ininterrotto: la “Tratta Salerno-Reggio Calabria”, mediante una “Nuova Galleria” da realizzare in corrispondenza del tratto tirrenico-lucano della Linea; la “Tratta Reggio Calabria-Catania”, da considerare come parte integrante dell’AV/AC Roma-Catania, mediante la costruzione del “Ponte sullo Stretto”. In una prospettiva temporale più ampia, si potrà provvedere all’adeguamento dell’intero percorso con il quadruplicamento ferroviario tra Salerno e Reggio Calabria, che consentirà al Sud Italia di eliminare del tutto il gap con il resto del Paese.

 

 

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“La Stampa” intervista il Prof. Aurelio Misiti sui troppi commissari scelti dalla politica

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Progetto di Sistema per il Sud illustrato dal Prof. Aurelio Misiti

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Crollo del ponte di Baltimora. Commento del prof. Aurelio Misiti, già Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Da l’ecodelsud.it – 26/03/2024

“Il ponte di Baltimora su un fiume navigabile, fu costruito nel 1977 in ferro, con una campata massima di 345 metri.
Ben diversi sono i ponti Akashi e quello turco dei Dardanelli , costruiti sugli stretti marini, aventi campata principale di circa 2000 metri.
In questi casi, come pure negli altri ponti simili, la navigabilità è autorizzata solo al centro della campata in un tratto di circa 300 metri. Inoltre, qualora ci fosse una nave in avaria che non è più governabile dai piloti, se si avvicinasse all’area di base dei pilastri si scontrerebbe
con i cassoni di acciaio ripieni di calcestruzzo, di diametro 80 metri, fissati sul fondo marino a protezione dei pilastri posti al centro del cassone.
In altri termini, se un autoveicolo perde il controllo su un ponte in autostrada va a sbattere sul guardrail, che se è realizzato bene impedisce la caduta nel fiume; così se si perde il controllo di una nave e va a sbattere sul cassone protettivo del pilastro, la nave subirà danni ma il ponte resterà intatto.

I grandi ponti devono avere una grande attenzione alla sicurezza, per evitare tragedie; le costruzioni del passato non sempre hanno garantito la massima sicurezza”

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Ponte sullo Stretto, parla Aurelio Misiti già presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici

Ponte sullo Stretto, parla Misiti: le raccomandazioni del Cs vanno inserite nel progetto definitivo, non rinviate a quello esecutivo

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Intervista del prof. Aurelio Misiti al settimanale “GIALLO” su USTICA: “AD ABBATTERE L’AEREO FU UN ORDIGNO PIAZZATO NEL BAGNO”.

 

 

 

 

 

 

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Intervista al Prof. Aurelio Misiti già Viceministro alle Infrastrutture e Trasporti

Misiti: “Troppi parlano del Ponte sullo Stretto ma la scelta spetta agli esperti veri”

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Misiti su “Autostrada Taranto – Reggio Calabria”

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LA RICETTA DI MISITI PER REALIZZARE LE GRANDI OPERE

da il QUOTIDIANO DEL SUD 28 LUGLIO 2016

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La Proposta dell’On. Aurelio Misiti al vaglio del Ministero delle Infrastrutture

 Il Quotidiano del Sud 26 luglio 2016
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